mercoledì 25 marzo 2009

Un modello si troverà, no?

All'Economist temono che stia per esplodere una seconda bolla su internet, dopo quella della new economy. Ed è la bolla del "tutto gratis". Con i vincoli di accesso sempre più bassi per le nuove attività su internet, grazie ai grandi progressi tecnologici, sempre più servizi cercano di attrarre utenti creando effetti di rete. Il problema è che molti di essi, anche titolati, non stanno trovando il modo di monetizzare. Qualcuno ha venduto, vendendo così anche il problema (YouTube e MySpace rispettivamente a Google e a News Corporation di Rupert Murdoch). Facebook sembra aver individuato una strada con Facebook Connect: funzionerà?

Altri però non hanno un vero modello. Al di là di quel che sostiene Chris Anderson nel suo prossimo libro "Free" (anticipato in un articolo). E infatti Anderson non la prende benissimo e contesta all'Economist che il modello basato sulla pubblicità non renda.

Anche ieri (notizia sul Manifesto) la IAB dice che nonostante la crisi la pubblicità online cresce. Ma non dice che va soprattutto ai motori di ricerca e soprattutto che fa volumi ancora irrisori rispetto a stampa e tv. Aumenterà, certo: ma fino a raggiungerli?

Twitter è fra i servizi free che si prepara ad ospitare pubblicità, ma ha rinunciato agli utili fino al 2010. E d'altra parte è incredibile che avendo milioni di utenti non si riesca a vendergli nulla, dicono alcuni lettori dell'Economist nei commenti all'articolo. Un modello (di business) si troverà, no?

Neanche a farlo apposta, su TechCrunch esce contemporaneamente una riflessione di Eric Clemmons, professore all'Università della Pennsylvania. Che dice che no, l'advertising non funzionerà, perché la gente non lo vuole e non ne ha bisogno. Altro duro colpo per Anderson. E tuttavia, sì, un nuovo modello si troverà. Vendere direttamente cose. Informazioni. Gadget. Articoli collegati. Accessori ed esperienze in comunità virtuali.

Qualcuno lo sta facendo.

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